Biscotti Artigianali Bicciolani di Vercelli -Pasticceria Bistrot-

Antichi biscotti della tradizione Vercellese alle spezie in confezione da 200gr. - 500gr. - 750gr. - 1kg. prodotti da Pasticceria Bistrot Vercelli

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  • 200 gr.
  • 500 gr.
  • 750 gr.
  • 1 kg.

Scheda tecnica

Confezione Scatola

Dettagli

BICCIOLANI

Il "bicciolano”, il biscotto speziato tipico di Vercelli, esce dal forno di Carlo Provinciale nel 1803. Questo, perlomeno, stando a quanto raccontano le cronache dell'epoca e a quanto ci è stato tramandato; il pasticciere teneva bottega, assieme alla moglie Teresa Flecchia, nel cortile delle case Tizzoni, proprio sotto la Torre dell'Angelo, in piazza Cavour e sembra addirittura si debba proprio "alle mani esperte" della donna la fortuna della ricetta. Che, in realtà, ha origini rinascimentali: in alcuni documenti risalenti al XVII secolo si fa menzione di certi bicchiolani dati in pagamento ai monatti per i servizi resi. Probabilmente si trattava di biscotti, di certo non paragonabili a quelli sfornati dal Provinciale, il quale deve aver tuttavia preso spunto da quella ricetta, affinandola, per creare i suoi dolci.

A inizio ‘800 Carlo Provinciale creò dei biscotti in cui la pasta frolla si impreziosiva del sapore di una miscela segreta di spezie, il cui aroma fece subito innamorare tutti i vercellesi, e non solo; nel 1903 la Real Casa proclamò i Bicciolani “Patrimonio unico ed irrinunciabile della tradizione cultural-gastronomica piemontese“.

La loro antica ricetta rinasce oggi nel Laboratorio dalla Pasticceria Bistrot di Vercelli.

Ingredienti: farina di grano tipo 0, burro, zucchero semolato, farina di mais, uova, spezie naturali.

Preparazione del bicciolano

Il "bicciolano”, il biscotto speziato tipico di Vercelli, esce dal forno di Carlo Provinciale nel 1803. Questo, perlomeno, stando a quanto raccontano le cronache dell'epoca e a quanto ci è stato tramandato; il pasticciere teneva bottega, assieme alla moglie Teresa Flecchia, nel cortile delle case Tizzoni, proprio sotto la Torre dell'Angelo, in piazza Cavour e sembra addirittura si debba proprio "alle mani esperte" della donna la fortuna della ricetta. Che, in realtà, ha origini rinascimentali: in alcuni documenti risalenti al XVII secolo si fa menzione di certi bicchiolani dati in pagamento ai monatti per i servizi resi. Probabilmente si trattava di biscotti, di certo non paragonabili a quelli sfornati dal Provinciale, il quale deve aver tuttavia preso spunto da quella ricetta, affinandola, per creare i suoi dolci.


Il bicciolano, come detto, è un biscotto speziato; per la sua preparazione si usano garofano, cannella, cardamomo, coriandolo, pepe bianco e pepe nero. In che misura, nessuno lo sa dire con precisione o, meglio, ogni pasticcere vercellese, oggi, segue la propria ricetta, frutto dell'esperienza tramandatasi di garzone in garzone. Il bicciolano preparato oggi, comunque, non è diverso da quello inventato da Carlo Provinciale, pur non essendo lo stesso; la ricetta originale fu ceduta nella prima metà del Novecento da Margherita Flecchia, pronipote del Provinciale, a Vittorio Rosso, anch'egli pasticciere vercellese e il cui laboratorio era in via Verdi. Nel 1992 questi cessa l'attività, ma rifiuta di divulgare quella ricetta; ancora oggi i suoi eredi continuano a mantenerla segreta.
Il sapore così particolare di questo biscotto, la sua leggerezza e la squisita fragranza ne avevano sancito da subito il successo consolidatosi poi negli anni a venire, tant'è che nel 1831 il Comune ne offrì una fornitura alla principessa Maria Anna di Savoia e nel 1903 la Real Casa proclamò questo prodotto "patrimonio unico e irrinunciabile della tradizione cultural-gastronomica piemontese". Già a fine '800, un poeta locale ebbe a scrivere dei bicciolani in questi termini: «ormai si sa per certo che il cibo degli dei, la manna del deserto, mangiata dagli ebrei, non era la squisita polenta con osei, ma sì pietanza ambita: i Biciulan ad Varsej». A proposito dell'originalità e della segretezza della ricetta, si racconta di una divertente vicenda che ha per protagonista un altro pasticciere vercellese, ma di origini svizzere, il Methier, diretto concorrente del Provinciale. Per canzonare quest'ultimo che si dichiarava il vero inventore dei bicciolani e controbattere la sua dichiarata volontà di tenerne nascosta la ricetta, il Methier pubblicò la sua, e lo fece esponendo un cartello nella vetrina del suo negozio, sotto i portici di piazza Cavour dove più tardi sorgerà la pasticceria Taverna Tarnuzzer. Era scritta in dialetto vercellese e diceva così: «Ecco il vero segreto dei bicciolani, che di Vercelli sono la gran specialità: prima di tutto bisogna usare farina di grano, macinato fresco e di prima qualità. Poi metà peso di cannella di Ceylon e altrettanto garofano ben pestato. Quindi si impasta il tutto a mano con burro fresco e zucchero raffinato. Per cuocere basta il forno di un panettiere, ma il difficile è fare lo scanellato, che si ottiene solo a forza di siringare...».

Storia del Bicciolano

A questo punto è lecito interrogarsi sull'origine del nome dato dal Provinciale ai suoi biscotti, perché chiamarli "bicciolani"? Bicciolano, per la verità, era già il nome dato a un particolare tipo di pane, una sorta di filoncino appuntito ai due estremi. Questo pane si faceva a Vercelli, ma era comunque noto sia a Milano sia a Torino. Bicchiolani era pure il nome di quei biscotti citati in una fattura per servizi alla Confraternita di San Bernardino già ricordato in precedenza. 

Ma l'argomentazione decisiva, è assai probabile debba essere messa in relazione con il nome del personaggio simbolo di Vercelli, la maschera del suo carnevale: il Bicciolano, una figura anche questa avvolta da un certo alone di mistero e che ha finito per prestare il proprio nome a quei prodotti e a quelle espressioni usate per definire la vercellesità: un pane prodotto a Vercelli, i biscotti tipici della città, il nome dei suoi abitanti. Chi era, dunque, il Bicciolano? La storia ci viene in aiuto ricordandoci la figura e le vicende di un personaggio vissuto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo il cui nome era Carlin Belletti, detto "il bicciolano". In una città governata da pochi privilegiati che impone forti tassazioni alla popolazione e che spadroneggia indisturbata, l'animosità del popolo è forte e la protesta non tarda a far sentire la propria voce attraverso il Belletti. Egli abitava nel Borgo, il rione Porta Milano, e quel soprannome è lecito supporre gli derivasse proprio dal nome del quartiere situato alla periferia est di Vercelli, da dove partiva la strada per Milano. A causa di uno sgarbo compiuto dai milanesi ai danni della regina Beatrice, moglie di Federico Barbarossa e della conseguente azione di quest'ultimo per vendicare l'affronto subito, gli abitanti del capoluogo lombardo si portano appresso da quei tempi gli appellativi di baggiani e busecconi, o buslecconi. L'origine dei nomi è facilmente intuibile ed è legata proprio al tipo di punizione che il Barbarossa inferse ai milanesi: poiché essi avevano costretto la moglie Beatrice a percorrere le strade di Milano cavalcando al contrario un asino, e sorreggendosi quindi alla coda per non cadere, l'imperatore li costrinse, pena la morte, a leccare là dove la coda dell'asino, poco più sotto, si attacca al fondo del dorso. Questo episodio, citato ne La storia de' solenni processi de' sommi pontefici vene pure ricordato nel 1500 con il conio di una medaglia di bronzo. E dall'episodio derivò l'appellativo affibiato per lungo tempo ai milanesi di "bus... lecconi" o di baggiani (bacia ani). Nel capitolo 17 de I Promessi sposi, Renzo, parlando con il cugino emigrato a Bergamo, apprende che «... noi altri dello stato di Milano ci chiaman baggiani...». Dalle parti di Vercelli, a causa della diversa inflessione dialettale, il milanese era un bacia/ano o baciulano, parola poi trasformatasi in biciulan e italianizzata in bicciolano. Bicciolano, quindi, a quei tempi era sinonimo di milanese. Ritornando al Carlin Belletti detto "il bicciolano", egli divenne, tra il 1790 e il 1798, il simbolo della rivolta vercellese contro i soprusi e il malgoverno della sua città, il fustigatore del malcostume, fino ad essere rinchiuso nel carcere di Ivrea e alla fine liberato a furor di popolo. Passano alcuni anni e, nel 1809, sull'area del mercato vecchio di Vercelli, debutta uno spettacolo di marionette e sul palcoscenico sale un burattino il cui costume è quello di un borghese della seconda metà del '700.

Nella mano stringe un tricorno e, portandoselo al petto, rifacendosi alla figura del Belletti declama: «Sono una maschera nuova, sono nato dove si lavora e porto i colori della nostra città. Mi credono un povero tapino e sono tribolato da tutti. Io lascio che facciano, sono come voi, ho imparato a sopportare. Ma se mi esasperano scatto come una molla, non mi lascio maltrattare. Sono come tutti voi, io sono... Bicciolano!» Da allora il Bicciolano è la maschera di Vercelli e bicciolani sono tutti i vercellesi.

Claudio Cagnoni

Bibliografia  • Storia del Bicciolano e della Bela Majin, a cura di Valerio Fossati per la Famija Varsleisa. • Voci su Vercelli di Barba Paulin, Pino Marcone, 2008. • Non solo riso. Alla ricerca delle radici storiche della gastronomia del Vercellese, API Vercelli, Claudio Cagnoni, 1990. • Vecchia Vercelli, G.C. Faccio, G. Chicco, E. Vola, 1979. • I Bicciolani della Real Casa, Valentina Roberto, Piemontemese.it, 2011. • Storia de' solenni possessi de' sommi pontefici, In Roma M.DCCC.II.

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